Abstract

Forgiate all’interno di poliedriche forze di interazione sociale, le collettività emergono in una straordinaria varietà di configurazioni. Esse possono formarsi per una serie di ragioni: possono essere composte da persone la cui adesione a un determinato gruppo varia a seconda di un numero imprecisato di fattori e possono essere configurate dalle categorie di tempo e spazio. La natura composita e contestuale dei raggruppamenti sociali fa dell’identità collettiva un difficile soggetto di studio e di definizione. Tuttavia esistono una serie di principi di base riguardanti tali identità su cui c’è un consenso abbastanza diffuso.

La ricerca condotta dalle varie UR sarà rivolta a tre ambiti specifici:
- costruzioni identitarie di gruppi religiosi e percezioni dello spazio e del tempo nel mondo antico tra I e VI secolo d.C.;
– modelli di genere e percezioni dello spazio e del tempo nei gruppi protocristiani del I-II secolo d.C.;
– costruzioni identitarie e percezioni dello spazio e del tempo nel monachesimo tardo-antico.

L’analisi verrà organizzata su tre componenti fondamentali:
a. l’identità collettiva come percezione di similitudini e differenze;
b. la percezione dell’identità collettiva nel tempo e nello spazio;
c. l’identità collettiva come processo sociale.

Per quanto concerne a., si dimostrerà che l’identità collettiva abbraccia la percezione di somiglianze e differenze tra un gruppo sociale e un altro. In termini concreti, essa implica un senso di “noi siamo noi”, “essi non sono noi”, e “noi non siamo loro”. L’identità collettiva non potrebbe esistere senza un senso di comunanza. Nello stesso tempo, la somiglianza non può emergere se non attraverso la differenza; dire “noi siamo diversi” implica necessariamente l’idea che gli altri non sono come noi.
Questo senso di somiglianza e differenza emerge come risultato dell’interazione sociale. Le somiglianze e le differenze si mostrano attraverso le funzioni di scambio inerenti il rapportarsi tra i membri di una società. Queste somiglianze e differenze diventano lo strumento di definizione dei “confini” tra gruppi e definiscono la base per distinguere ciò che si è rispetto all’esterno.

Per il punto b., si dimostrerà come l’identità collettiva, in quanto risultato delle dinamiche di interazione sociale, non emerga o esista solo in un dato momento. Un suo aspetto fondamentale è la percezione che essa persiste nel tempo e nello spazio. Verranno identificati due fattori che contribuiscono a questo senso di continuità: narrazioni collettive e istituzionalizzazione dell’identità. L’identità collettiva coinvolge un senso di posizionamento all’interno di una storia di gruppo. “Noi” siamo “noi” perché le persone e gli avvenimenti del passato ci hanno resi quello che “noi” siamo. Inoltre, le espressioni caratteristiche dell’identità – dall’uso di un particolare
linguaggio, agli stili di abbigliamento, alle abitudini alimentari, alle pratiche funerarie – sono tali perchè diventano “routine”. Questi modelli di comportamento si convertono nei “modi in cui le cose devono essere fatte”. Una volta riconosciute come tali, si può dire che esse vengono istituzionalizzate all’interno di un gruppo.

Per quanto riguarda c., si dimostrerà che le identità collettive non sono entità immobili, ma sono costantentemente “rinegoziate”. Nel momento in cui le persone portano le percezioni dell’identità di gruppo con loro all’interno dell’interazione sociale, queste identità devono essere prodotte e riprodotte in ogni nuova situazione. In questo processo le identità si ridefiniscono in funzione di sempre nuovi contesti. Le identità, pertanto, sono percezioni messe in atto, o “incorporate”, di somiglianze e differenze entro una determinata situazione sociale. In effetti, i membri di un gruppo possono chiedersi ogni volta “che cosa ci permette di essere uno di noi entro questa situazione?”.
La risposta a tale domanda varia in rapporto agli aspetti dell’identità che vengono messi in questione in ogni singola situazione in rapporto a come questi aspetti dell’identità vengono negoziati, la posizione sociale delle varie parti coinvolte, il numero e il grado di differenze tra gruppi, ecc. Quali caratteristiche dell’identità sono chiamate in causa in una particolare situazione, può determinare quanto vigorosamente e in che modo quell’aspetto dell’identità venga messo in atto.

In tale contesto, si procederà a una schedatura delle varie identità di gruppo osservabili nell’arco cronologico coperto dal progetto di ricerca (I-VI secolo d.C.), sulla base di un’analisi abbastanza ampia di testimonianze letterarie, archeologiche ed epigrafiche. Si individueranno i differenti contesti gruppali sulla base dei seguenti elementi:
- termini attraverso cui si definisce l’appartenenza a una collettività (fratelli, figli di…, aggettivi indicanti l’afferenza a un scuola fondata da un protos heuretes, discepoli di…, ecc.);
- elementi ideologici che definiscono l’appartenenza a una collettività (condivisione di un determinato sistema di credenze, variazioni rispetto a un sistema di credenze a sua volta generatore di diverse identità sotto-gruppali, modi di vedere il mondo, elementi ideologici attraverso cui il gruppo si distningue rispetto al mondo circostante);
- elementi pratici che definiscono l’appartenenza a una collettività (pratiche condivise, modi di vita attraverso cui il gruppo si distingue rispetto al mondo circostante, quali pratiche alimentari, modi di pregare, pratiche funerarie, luoghi di riunione, dinamiche di genere e ruoli sessuali nella definizione dell’identità di gruppo, ruoli gruppali e ruoli sociali in prospettiva di genere, ecc.).

Allo scopo di favorire la comparabilità dei risultati delle tre unità di ricerca, e dunque di stimolare un ulteriore livello di approfondimento critico e metodologico, il progetto propone una comune articolazione triennale che dovrà garantire la formula di svolgimento delle tre direttrici proposte dalle singole unità di ricerca.
1. Unità di ricerca di Napoli (Federico II) – Aspetti metodologici connessi allo studio delle questioni identitarie emergenti dai gruppi religiosi tra I e VI secolo d.C.
2. Unità di ricerca di Catania - Modelli e interazioni di genere nei gruppi religiosi antichi: il caso dei gruppi protocristiani.
3. Unità di ricerca di Torino - Gruppi monastici e/o ascetici tra III e VI secolo d.C.

Seguendo dunque uno sviluppo che si prefigga degli obiettivi intermedi con cadenza annuale, il progetto seguirà un ordine di svolgimento così articolato.
Primo anno: nel corso del primo anno dei lavori verrà delineato un bilancio storiografico e critico dell’argomento in oggetto, cercando di rilevarne e contabilizzarne i reali contributi e guadagni;
Secondo anno: a partire dai risultati evidenziati dalla sintesi critico-storiografica prodotta nel corso del primo anno, le singole unità si propongono di sondare e verificare l’effettiva capacità di acquisizione e utilizzazione dei suddetti guadagni teorico-metodologici. A tal fine, questo secondo anno verrà dedicato alla razionalizzazione sia delle principali critiche interne al campo disciplinare sia di quelle esterne allo stesso: fase imprescindibile rispetto alla successiva individuazione di strategie risolutive e di disposizioni prospettiche.
Terzo anno: questa fase del progetto è votata alla formulazione di un set di linee guida, grazie al quale procedere sia verso il superamento delle criticità prima individuate sia verso il pieno esercizio delle potenzialità euristiche intraviste. Tali linee guida indicheranno le modalità di realizzazione di nuove strumentazioni intellettuali che permettano il rinnovo e la costruzione del profilo dei gruppi religiosi tra I e VI secolo d.C.
A ciò si aggiungano alcune proposte innovative che abbiano una potenziale ricaduta immediata: l’ideazione di un network, la costruzione di una rivista on-line, l’elaborazione di un Centro Studi.